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News 2010
 
 Il Premio "La Formica d'Oro 2010" alla Rete Fattorie Sociali
La Rete Fattorie Sociali è tra le Associazioni a cui è stato assegnato il Premio "La Formica d'Oro 2010" promosso dal Forum del Terzo Settore. Il riconoscimento è stato consegnato al Presidente della Rete, Alfonso Pascale, oggi a Roma al Teatro Sala Umberto, nel corso di un evento culturale di promozione del Terzo Settore, patrocinato dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma, dal Comune di Roma, dall'Istituto Italiano per la Donazione e da Banca Etica.
Gianni Palumbo, Portavoce del Terzo Settore, ha motivato l'assegnazione del Premio "per l'impegno profuso nel promuovere l'idea di agricoltura sociale e nel costruire percorsi originali di sviluppo rurale e di welfare locale".
Nel ringraziare per l'importante riconoscimento, Pascale ha voluto dedicare il Premio "alle tante persone con disagi e svantaggi che, mediante l'attività agricola, danno un senso alle proprie capacità e un significato alla propria vita".
 Poche adesioni ai Bandi dei PSR: uno studio della Rete Fattorie Sociali
E' disponibile la nota di Massimo Autieri e Paolo Scarpino, collaboratori della Rete Fattorie Sociali, sul tema: "Prime valutazioni sull'adesione delle Fattorie Sociali ai Bandi dei Programmi di Sviluppo Rurale 2007/2013".
L'indagine è stata finalizzata ad illustrare e valutare gli interventi per l'Agricoltura Sociale, finora attuati dalle Regioni nell'ambito dei PSR, sulla base di interviste telefoniche ai funzionari degli Assessorati all'Agricoltura. Dai risultati dello studio emerge che poche fattorie sociali hanno finora aderito ai Bandi.
Clicca qui per scaricare la nota >
 Gli allievi del Progetto FID visitano due fattorie sociali
l Progetto FID – Formazione per l’Inclusione di Disabili, realizzato dall’Istituto Statale d’Arte “Roma 2”, il Consorzio Tiresia, la Fondazione “Parco della Mistica” e la Rete Fattorie Sociali, è entrato nel vivo del suo percorso. Si è, infatti, conclusa la fase di orientamento con la visita degli allievi alla Cooperativa “L’Orto Magico” di Roma e alla Fattoria Sociale “Fabioland” di Nerola (Rm) e presto si avvierà il corso di formazione per operatori dell’agricoltura sociale. Nella splendida cornice del Parco agricolo della Marcigliana, dove opera “L’Orto Magico”, vi è stato così un contatto diretto con le attività di raccolta dei pomodori ed altri ortaggi svolte dai giovani con varie forme di disagio soci della cooperativa, mentre sulle colline della Sabina Romana si sono potuti osservare gli ulivi, alcuni piantati addirittura all’epoca dell’antica Roma e ancora in produzione, nonché gli attrezzi per la raccolta e la molitura delle olive, che un ragazzo disabile, Fabio Bischetti, insieme ai suoi familiari utilizzano nella propria azienda.
Gli allievi hanno, in tal modo, verificato di persona come le molteplici funzioni dell’agricoltura - dalla coltivazione alla trasformazione e vendita dei prodotti, dalla produzione di energia rinnovabile alla fornitura di servizi sociali, educativi, ricreativi e di accoglienza - stimolano le capacità delle persone e creano maggiori opportunità per loro nel promuovere il proprio benessere fisico e psichico.
Il percorso formativo – previsto dal Progetto promosso dalla Provincia di Roma e cofinanziato dall’Unione Europea - verterà nella costruzione di inserimenti lavorativi di diverso tipo, non solo assunzioni in aziende agricole ma anche autoimprenditorialità su terreni pubblici e privati. Si tratta di valorizzare sia l’agricoltura professionale, esercitata dalle imprese agricole e dalle cooperative, sia il part-time e l’agricoltura amatoriale, che oggi si praticano in modo diffuso su una miriade di piccoli appezzamenti coltivati a fini di autoconsumo e di benessere fisico e intorno a cui gravita un indotto fatto di tante attività economiche e di servizi.
A tal fine verranno creati laboratori di confronto con enti locali, fattorie sociali, agricoltori, proprietari di tenute e casali, familiari e amici degli allievi per progettare reti di economia civile, inclusiva e sostenibile con lo scopo di rivitalizzare interi territori rurali e periurbani, coniugando sviluppo economico, tutela ambientale e welfare locale.
 Agricoltura Sociale in Provincia di Roma: Dal Progetto FID alle Strade della Solidarietà
E’ partito il percorso formativo di 55 giovani con varie forme di disabilità nell’ambito del Progetto FID - Formazione per l’Inclusione Disabili, realizzato dall’Istituto Statale d’Arte “Roma 2”, il Consorzio Tiresia, la Fondazione “Parco della Mistica” e la Rete Fattorie Sociali.
Alla fase di orientamento di 100 ore seguiranno altre 200 ore di formazione e ulteriori 300 ore di tirocini nelle aziende. Una ventina di allievi si stanno orientando a diventare operatori dell’agricoltura sociale. In sostanza, riceveranno una formazione e un accompagnamento per lavorare in aziende agricole come dipendenti o imprenditori.
Questo progetto della Provincia di Roma, cofinanziato dall’Unione Europea, si basa infatti sull’idea che l’agricoltura sia in grado di includere persone con svantaggi o disagi. Le molteplici attività agricole - dalla coltivazione alla trasformazione e vendita dei prodotti, dalla produzione di energia rinnovabile alla fornitura di servizi sociali, educativi, ricreativi e di accoglienza - stimolano le capacità delle persone e creano maggiori opportunità per loro nel promuovere il proprio benessere fisico e psichico.
Il progetto prevede una serie di incontri con enti locali, fattorie sociali, agricoltori, familiari e amici degli allievi per costruire insieme sbocchi lavorativi di diverso tipo, non solo assunzioni in aziende agricole ma anche autoimprenditorialità su terreni pubblici e privati. Una formula da sperimentare con le famiglie e le loro reti di relazioni è quella di valorizzare il part-time e l’agricoltura amatoriale, che oggi si praticano in modo diffuso su una miriade di piccoli appezzamenti coltivati a fini di autoconsumo e di benessere fisico e intorno a cui gravita un indotto fatto di tante attività economiche e di servizi.
Si potrebbero, in tal modo, creare le “Strade della Solidarietà”, da intrecciare con le “Strade dei Vini e degli Oli”, al fine di collegare piccole e medie unità produttive che tanti cittadini proprietari potrebbero mettere a disposizione per dar vita, insieme alle persone provate da svantaggi e disagi, a veri e propri distretti di economia civile, inclusiva e sostenibile.
 La Fattoria Sociale CREDIA partecipa ai tavoli tematici del Piano Sociale d’Ambito XVI
La Fattoria Sociale CREDIA di S. Ginesio (MC) si accredita sempre più nella Regione Marche come attore locale nelle politiche di promozione sociale e di welfare, ponendo priorità d’intervento rispetto a tematiche emergenti come l’agricoltura sociale e divulgando la propria mappa di servizi.
Ha, infatti, preso parte al percorso di programmazione partecipata promosso dall’Ambito Territoriale Sociale XVI per mezzo della Comunità Montana dei Monti Azzurri. In particolare, CREDIA è stata coinvolta nella fase di analisi dei bisogni e successivamente nella predisposizione del Piano Sociale d’Ambito 2010-2012, partecipando ai seguenti Tavoli Tematici:
  • Tavolo sulle politiche a sostegno dell’infanzia – adolescenza – genitorialità (Progetto: “La scuola di Vallato: un’esperienza rurale pilota di servizio per l’infanzia”);
  • Tavolo sulle politiche a sostegno del cittadino disabile (Progetto: “Equilibri Naturali”);
  • Tavolo sulle politiche di prevenzione, contrasto, riduzione e accompagnamento della non autosufficienza – Area Anziani (Progetto: ”Ecomuseo dei vissuti e dei saperi dei Monti Sibillini”).

Importante è stata anche la partecipazione al corso promosso dall’ATS XVI all’interno del Piano “Family social care” dal titolo “Significati e strumenti della promozione sociale” quale riflessione e progettazione partecipata della rete sociale comunitaria in un’ottica di sussidiarietà.

 Gli atti del Seminario su "I beni relazionali in una PAC rinnovata"
Il 18 giugno 2010 si è svolto a Roma, per iniziativa della Rete Fattorie Sociali, il Seminario di approfondimento su “I beni relazionali in una PAC rinnovata”. Dopo una breve introduzione di Alfonso Pascale, hanno svolto le relazioni Leonardo Becchetti (Università di Roma Tor Vergata) sul tema “Cosa sono i beni relazionali e come far emergere il loro valore”, Saverio Senni (Università della Tuscia) sul tema “Agricoltura che produce beni relazionali e intervento pubblico”), Claudio Cecchi (Università di Roma “La Sapienza”) sul tema “La costruzione del capitale sociale nelle campagne” e Maria Fonte (Università di Napoli “Federico II”) sul tema “Sviluppo rurale e agricoltura locale”.
Alcuni relatori hanno predisposto presentazioni che si possono scaricare:
Leonardo Becchetti >
Claudio Cecchi >
Maria Fonte >
 Agricoltura sociale in Basilicata, al via il Progetto ALSIA 2010
E’ stato approvato il progetto Alsia sull’agricoltura sociale per il 2010 “Esperienze agricole per portatori di disagio sociale” che offre la possibilità ad organizzazioni come Case famiglia, Associazioni Onlus, Cooperative sociali, etc, di stipulare una convenzione con l’Agenzia lucana per lo svolgimento di programmi di attività agricole che prevedano il coinvolgimento attivo dei propri utenti.
Saranno realizzate in tutto 10 iniziative sul territorio lucano, da svolgersi presso le otto Aziende agricole sperimentali dimostrative dell’Agenzia.
Le associazioni interessate potranno partecipare rivolgendosi presso gli uffici Alsia più vicini, come le Aziende agricole sperimentali (Aasd), o le sedi di Matera e Potenza. Oppure potranno rivolgersi alla referente Maria Assunta Lombardi, Ufficio Provinciale Potenza, via della Chimica 115, 85100 Potenza, tel.: 0971/494234 - fax: 0971/494239, e-mail: maria.lombardi@alsia.it.
 Laboratorio per una rete dell'agricoltura sociale in Basilicata
La Rete Rurale Nazionale organizza il 21 luglio p.v, ore 9:30-13, a Potenza, presso la sede Alsia in via della Chimica 115, il Laboratorio per una rete dell'agricoltura sociale.
L'iniziativa serve ad analizzare e capire nello specifico della realtà lucana quali esperienze di agricoltura sociale sono maturate, quali percorsi di sviluppo sono possibili, quali le difficoltà da affrontare.
All’incontro sono invitati a partecipare quanti sono coinvolti in tali pratiche, gli operatori del settore agricolo e quelli dell’ambito socio-sanitario e culturale, le persone a vario titolo interessate a discutere dell’argomento.
L’obiettivo è di far emergere le esperienze in corso e di valutare le prospettive per il futuro.
L'incontro sarà introdotto da Francesca Giarè (Inea nazionale), Assunta D'Oronzio (Inea Basilicata) e Sergio Gallo (Alsia).
 Progetto Aiab, "Compro bio, Compro etico": è attiva la vetrina telematica sui prodotti bio-sociali
E' possibile consultare la vetrina telematica: uno spazio dedicato alle produzioni delle aziende agricole biologiche e sociali. La vetrina ha un sito appositamente dedicato con indirizzo: www.comprobiocomproetico.it.
Il sito è attualmente in fase di implementazione con inserimento dettagli aziende/cooperative bio sociali.
La vetrina riporta le schede informative delle aziende e cooperative aderenti al progetto con la gamma dei prodotti, i recapiti dei produttori e le modalità di reperimento dei prodotti.
La vetrina ha una funzione informativa ed ha il duplice obiettivo di aiutare la crescita delle realtà dell'agricoltura sociale e di offrire un'opportunità a quella fascia di consumatori interessati a scelte di consumo sostenibile e responsabile, favorendo l'incontro tra produttori e consumatori. La vetrina vuole anche essere una buona opportunità per dare visibilità soprattutto alle piccole realtà che non hanno la possibilità di avere un proprio sito.
Per essere inseriti nella vetrina telematica è sufficiente inviare all'indirizzo E-mail comprobiocomproetico@aiab.it la scheda di adesione compilata in ogni sua parte, con la descrizione dell'azienda, delle vostre attività e dei prodotti. Inoltre, per rendere il sito più completo e appetibile, sono gradite foto dell'azienda, dei prodotti, il logo o le etichette. La partecipazione è gratuita.
Scarica qui la scheda di adesione >.
 E' stato pubblicato il Bando della Provincia di Roma per l'ammissione di 45 partecipanti alle attività del Progetto FID - Formazione per l'inclusione disabili.
Le domande vanno presentate entro il 14 giugno 2010 da soggetti appartenenti alle "fasce deboli".
Tra i percorsi formativi che i partecipanti potranno scegliere è previsto quello per "Operatore dell'agricoltura sociale".
Le azioni del Progetto sono diverse: orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, sostegno al reddito, premi alle aziende che assumono e sostegno all'avvio di lavoro autonomo e/o di impresa.
 Diario di agricoltura sociale, una pubblicazione dell’ALSIA
L’Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura – ALSIA- ha pubblicato il “Diario di agricoltura sociale”, che riporta, con le testimonianze dirette dei protagonisti, le esperienze svolte nell’Azienda Sperimentale “Baderta delle Murgine” da un gruppo di ragazzi della Casa-famiglia “Don Bosco” di Gallicchio (PZ).
Giovani, d’età compresa tra i sei e i sedici anni, con particolari problemi familiari, che si sono cimentati nella coltivazione di un orto nella primavera-estate del 2009.
Quella dell’Azienda Baderta delle Murgine è solo una delle tre attività in cui si articola il progetto dell’ALSIA sull’agricoltura sociale. Le altre due iniziative sono quelle delle Aziende “Bosco Galdo” di Villa d’Agri e “Chiancalata” di Matera, che hanno ospitato gruppi di ragazzi con disabilità psicomotorie, la prima, e con problemi di dipendenza da alcol o da droga, la seconda.
La pubblicazione è disponibile sul portale dei Servizi di Sviluppo Agricolo: www.ssabasilicata.it/Centro_Documentale/Appunti.html.
 Comune di Roma: Elenco speciale delle cooperative sociali di tipo B ai fini della riserva del 5% degli appalti di fornitura di beni e servizi
Il Comune di Roma ha predisposto un Avviso Pubblico per la formazione di un "Elenco Speciale delle Cooperative Sociali di tipo B di cui alla legge n. 381/1991" - iscritte all'Albo della Regione Lazio e aventi la sede operativa nel territorio del Comune di Roma - per l'affidamento degli appalti di fornitura di beni e servizi nei settori agricolo, industriale, commerciale e dei serv izi (esclusi quelli di natura socio-sanitaria ed educativi).
L'inserimento nel suddetto elenco è condizione necessaria per l'affidamento degli incarichi e dei servizi a valere sulla "riserva del 5%" a favore della cooperazione sociale.
Scarica qui l'Avviso Pubblico e il modulo di domanda di iscrizione.
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 Campagna adesioni alla Rete Fattorie Sociali per il 2010
Cari amici,
è aperta la campagna adesioni alla Rete Fattorie Sociali per il 2010. Per aderire all’Associazione basta effettuare un bonifico di almeno € 10,00 sul conto corrente intestato a Rete Fattorie Sociali – Banca Etica - Codice IBAN: IT29E0501803200000000116467
Potrete poi inviarci l’allegata scheda di adesione via mail indirizzandola a
info@fattoriesociali.com e segnalandoci la disponibilità a rendere visibile la vostra struttura sul sito della Rete.
Nel corso del 2009 abbiamo svolto diverse iniziative. Siamo stati presenti a Terra Futura in uno spazio dedicato all’agricoltura sociale e allestito in collaborazione con ARSIAL e ARSIA.
Abbiamo, inoltre, organizzato una serie di incontri a Roma e in diverse regioni sulle tematiche più svariate a partire dall’utilizzo sociale delle terre pubbliche.
L’Assemblea nazionale di luglio ha discusso e approvato il documento “Idee e proposte per una Carta dei Valori e dei Principi dell’Agricoltura Sociale” con la partecipazione di oltre 150 persone, fra agricoltori, operatori sociali e protagonisti delle fattorie sociali.
Periodicamente inviamo a migliaia di utenti la Newsletter ARSIAL con informazioni puntuali riguardanti l’agricoltura sociale.
A fine anno abbiamo realizzato il calendario 2010 in collaborazione con l’ARSIAL utilizzando immagini delle nostre fattorie sociali.
Il nostro sportello www.fattoriesociali.com è a disposizione di tutti coloro che desiderano informazioni e consulenze per avviare iniziative di agricoltura sociale.
Si è costituito formalmente il Coordinamento della Rete Fattorie Sociali in Sicilia e abbiamo avviato una collaborazione con la Provincia di Teramo per dar vita al Forum dell’Agricoltura Sociale.
Il nostro intento è di continuare a contribuire alla crescita di un movimento che promuova iniziative di agricoltura sociale in tutto il Paese, operando in stretto raccordo con altre reti in Italia e in Europa.
Buon lavoro a tutti.
Rete Fattorie Sociali

L'Alpa lancia la campagna “Gli agricoltori Custodi della Biodiversità in Agricoltura”
L’ Alpa partecipa alla fiera “AgriUmbria” che si tiene a Bastia Umbra nei giorni 26,27 e 28 Marzo 2010 con un proprio stand dedicato alla campagna informativa “Gli Agricoltori Custodi della Biodiversità in Agricoltura” realizzato con il contributo delle DG Agricoltur a e Sviluppo Rurale (Sovvenzione AGRI 2009-151).  La campagna è rivolta non solo agli addetti del settore agricolo ma a tutti i cittadini. L’iniziativa e si prefigge di far conoscere il ruolo polivalente degli agricoltori dell’UE che oltre ad essere produttori di beni primari sono anche  custodi del paesaggio e gestori di servizi ambientali volti alla tutela della biodivesità. La campagna intende promuovere un modello di agricoltura europea basta sul ruolo multifunzionale del primario e dalla stretta sinergia della Politica Agricola Comune con le problematiche ambientali. Durante la fiera saranno distribuiti gratuitamente i materiali appositamente prodotti per la campagna informativa che sono un audiovisivo in cui attraverso testimonianze, esperienze dirette e immagini si intende promuovere e diffondere il ruolo attivo che gli agricoltori svolgono come custodi della biodiversità e un opuscolo che contiene gli orientamenti e la norma tivaa livelli internazionali, europei,nazionali e regionali per la tu tela della biodiversità in agricoltura.  Partner del progetto sono Aiab, Rete Semi Rurali, Cesar. La conferenza stampa di presentazione della campagna si terrà a  Roma, per le ore 12 del giorno 24 marzo 2010 presso l’hotel Ripa in via degli Orti di Trastevere n°3. Per ulteriori informazioni consultare il sito o scrivere a  progetti@alpainfo.it
(Alpa)
 Elezioni regionali: la Rete Fattorie Sociali diffonde le proprie proposte sull’agricoltura sociale
La Rete Fattorie Sociali ha trasmesso ai candidati a Presidente di Regione le proprie proposte sull’agricoltura sociale chiedendo un confronto in vista delle prossime elezioni regionali.
Il documento redatto dalla Rete è intitolato “Agricoltura sociale, una priorità per la prossima legislatura regionale” e contiene tre grandi indicazioni: 1) considerare l’agricoltura sociale come un nuovo modello di Welfare nelle campagne in grado di contribuire a frenare l’esodo dalle aree più periferiche e migliorare la qualità della vita delle aree periurbane; 2) individuare nell’animazione territoriale la precondizione per realizzare iniziative di sviluppo locale; 3) mettere a punto meccanismi di governance nelle aree rurali per integrare le diverse politiche, stimolando le capacità di autogoverno delle comunità locali e ottimizzando gli interventi previsti dai vari strumenti di programmazione e pianificazione territoriali.
Soddisfazione della Rete Fattorie Sociali per approvazione legge della Regione Toscana sull’Agricoltura Sociale
La Rete Fattorie Sociali esprime soddisfazione per l’approvazione della legge regionale in materia di agricoltura sociale da parte del Consiglio Regionale della Toscana.
Si tratta della prima legge regionale che in modo organico promuove la capacità dell’agricoltura di produrre beni relazionali mediante l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e la fornitura di servizi sociali innovativi nelle aree rurali.
Il provvedimento riconosce – così come richiesto dalla Rete – il pluralismo dei soggetti protagonisti dell’agricoltura sociale, valorizzando in tal modo non solo l’apporto delle imprese agricole ma anche l’impegno del volontariato e del terzo settore nell’integrare i servizi alla persona con attività agricole.
Con la legge regionale, i “poderi sociali” – è questa la nuova denominazione delle fattorie sociali toscane - potranno inserirsi a pieno titolo nella sistema di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.
Un apprezzamento particolare merita, infine, la norma che prevede la possibilità di concedere ai “poderi sociali” i beni del patrimonio regionale e la valorizzazione dei loro prodotti nelle mense universitarie e in quelle delle aziende sanitarie.
Corriere della Sera 2 febbraio 2010
"Fattorie Sociali: lavoro e integrazione - Qui finalmente sono un uomo felice"
 E' in linea il n° 4 della NewsLetter Arsial, dedicata ai temi dell’Agricoltura Sociale. Uno strumento utile alle aziende agricole del Lazio, affinché possano meglio orientarsi nei nuovi scenari di un’agricoltura moderna e multifunzionale.
 Calendario 2010 delle Fattorie Sociali
L’ARSIAL, in collaborazione con la Rete Fattorie Sociali, ha realizzato per il 2010 un calendario da tavolo con immagini  dell’agricoltura sociale del Lazio.
(file pdf. 13 Mb)
Riflessioni sui fatti di Rosarno

Quanti sono gli immigrati che lavorano nelle campagne italiane?
Nel nostro Paese tutti gli occupati in agricoltura sono 923 mila. Erano un milione e 120 mila nel 2000. Nello stesso anno, gli immigrati che lavoravano nel settore agricolo si contavano in 102 mila unità. Erano 23 mila dieci anni prima e oggi raggiungono le 172 mila unità.
In Calabria erano meno di un migliaio 20 anni fa e sono arrivati a 9 mila. In Puglia da 6 mila sono passati nel ventennio a circa 26 mila. Gli incrementi più consistenti si sono verificati nelle regioni del Centro e del Nord, dove si sono decuplicati. Oggi in Lombardia sono 17 mila, in Veneto 19 mila, nel Trentino 15 mila, in Emilia Romagna 18 mila, in Toscana 10 mila, nel Lazio 6 mila.
Ma questi sono i risultati di un’indagine dell’INEA (2009) che ha potuto elaborare solo dati ufficiali. Non sono considerati i tanti immigrati irregolari che spesso vengono sfruttati soprattutto nelle regioni del Sud, dove arrivano con la speranza di racimolare un po’ di denaro raccogliendo pomodori, pulendo le vigne dalle erbacce, strappando frutti alla terra, e si ritrovano invece in condizioni da incubo, alla mercè di caporali, intenti a regolare e controllare non solo il lavoro ma la vita dei nuovi schiavi. Questi, infatti, negli ultimi anni spesso sono scomparsi nel nulla o sono morti in circostanze misteriose. I giornali ne hanno parlato nella cronaca nera ma il giorno dopo si è voltato pagina.

Nel Rapporto di Medici Senza Frontiere (2007) si dice senza mezzi termini che ad avallare siffatta situazione di profonda illegalità e ingiustizia sociale troviamo “un atteggiamento ambiguo o ipocrita del sistema istituzionale italiano nei confronti dell’immigrazione irregolare. Da una parte si registrano misure di contenimento del fenomeno migratorio con politiche dal pugno di ferro tese a combattere la clandestinità a difesa della legalità. Dall’altra le stesse istituzioni nazionali e locali si tappano occhi, orecchie e bocche dinanzi al massiccio sfruttamento di stranieri nelle produzioni agricole del Meridione perché necessari al sostentamento delle economie locali. L’utilizzo di forza lavoro a basso costo, il reclutamento in nero, la negazione di condizioni di vita decenti, il mancato accesso alle cure mediche sono aspetti ben noti e tollerati. I sindaci, le forze di Stato, gli ispettorati del lavoro, le associazioni di categoria e di tutela, i ministeri: tutti sanno e tutti tacciono”. E’ una denuncia che proviene da chi frequenta quei luoghi e cerca in solitudine di bagnare le labbra assetate di quei poveri cristi.

Nelle pianure meridionali, soprattutto polacchi, romeni, bulgari, e non più soltanto africani, hanno preso il posto dei vecchi contadini. E caporali spesso stranieri, al servizio dei proprietari italiani, si sono sostituiti ai vecchi caporali, dando vita alla più grande rivoluzione antropologica del Mezzogiorno rurale negli ultimi vent’anni.
I nuovi braccianti non sono più le donne e gli uomini dei paesi dell’interno che, privi di qualsiasi altra prospettiva, partivano d’estate ogni mattina coi pulmini verso le aree costiere, ma sono giovani maschi appena giunti in Italia, disposti a svolgere qualsiasi mansione pur di guadagnare un po’ di soldi per poi cercare un impiego più stabile in altri settori e in altre regioni europee.
E i nuovi caporali non sono i semplici intermediari che ci eravamo abituati a vedere nelle pianure meridionali al tempo di raccogliere i prodotti dalle piante, ma sono diventati - col tacito accordo dei proprietari dei terreni – gli asettici gestori di un “campo di lavoro”, dove i diritti minimi e ogni forma di ragionevolezza sono soppressi e i corpi delle persone sono ridotte a”nuda vita” da afferrare, manipolare, violentare, sopprimere.
Riempiendosi di questi “campi” fuori dalla legge, le campagne meridionali non sono regredite nell’Italia contadina di una volta, come potrebbe apparire ad un osservatore frettoloso, ma sono state catapultate nella postmodernità più cruenta, verso un grado di sfruttamento di quella “nuda vita” quasi totalitario, che gli stessi caporali vissuti ai tempi di Di Vittorio avrebbero faticato a ideare.

Gli atti di efferata aggressività, compiuti da alcuni anni a questa parte come uno stillicidio continuo da un caporalato siffatto, sono sfociati nella guerriglia che abbiamo visto svolgersi a Rosarno. Un’autentica jacquerie, una ribellione odiosa ma inevitabile quando la schiavitù diventa intollerabile. E come ci ha spiegato Antonio Cisterna, sostituto procuratore Antimafia, “quando la gente si è sentita aggredita, si è rivolta ai mafiosi che sono stati costretti ad intervenire per non perdere la faccia”. Sicché, alcune squadracce di giovani caporali sono stati inviati per incutere terrore.

Ma la jacquerie potrebbe diffondersi in altre aree del Mezzogiorno perché vicende come quella calabrese sono, in realtà, sedimenti di storia. Si tratta di una violenza irrisolta che ritorna ad esplodere in forme marcatamente diverse dal passato ma che trova linfa in comuni radici. E’ un’onda lunga che riaffiora. E siccome noi tutti – come ammonisce Alessandro Leogrande nel suo libro-inchiesta “Uomini e caporali” (2008) - chi per un verso e chi per un altro, veniamo da quella storia, conviene che insieme dipaniamo questi fili invisibili che portano alle matasse aggrovigliate del passato.
Nei primi anni Venti e alla fine degli anni Quaranta, gli agricoltori aggredivano di persona o facevano massacrare braccianti e contadini senza terra spinti dal timore di perdere i propri possedimenti. Tornando dal fronte affamati di un pezzo di terra dove ricominciare una vita degna di essere vissuta, i cafoni costituivano agli occhi di tanti proprietari terrieri, o di massari e fittavoli che si ingegnavano a diventarlo, una minaccia ineluttabile per la sicurezza dei loro beni. E le frequenti occupazioni di terre di proprietà privata, spesso condotte in forme spontanee e anarcoidi fuori dal controllo dei partiti di sinistra e dei sindacati, venivano percepite come prepotenze ingiustificate e finivano per alimentare odio e rancore.
Si sono così ulteriormente forgiate relazioni sociali che si manifestano solo con la violenza e l’aggressività specie nei periodi in cui le insicurezze si allargano a macchia d’olio.

Forse non è la miseria il principale retaggio del passato, ma la disumanità delle relazioni e la bestialità della sopraffazione. E’ la violenza quando non riesce ad essere contenuta da comportamenti improntati ai valori della reciprocità e della gratuità, che pure affondano le proprie radici nel mondo rurale.
E’ per questo che, nelle fasi più acute dei conflitti sociali del secolo scorso, quando la violenza non ha trovato canali di sbocco nella costruzione di organizzazioni sociali affidabili e di processi politici volti ad incivilire le contese, essa ha lasciato spazio ad involuzioni autoritarie. Quando viceversa, come nel secondo Dopoguerra, la violenza diffusa nelle campagne è stata incanalata dai partiti di massa nelle lotte per la democrazia, essa ha lasciato il campo al rigenerarsi di quei valori di mutuo aiuto e di solidarietà del mondo contadino che hanno potuto permeare le relazioni sociali nei decenni successivi.

Oggi tutto questo pare essere scomparso di nuovo. E nell’acuirsi dei conflitti sociali di un’Italia multietnica e multiculturale, nelle campagne meridionali non solo sono venute a mancare le lotte ma brillano per la loro assenza i partiti e le organizzazioni sociali. E vanno via i giovani, alcuni perché non trovano opportunità di impiego in dinamiche economiche sganciate dalle risorse territoriali, altri perché rinunciano ad avviare nuovi percorsi. E tutto è lasciato al degrado con l’arrivo di nuovi “cafoni”, nuovi “bravi” e nuovi signori feudali che stabiliscono la posta in gioco in territori ormai privi di comunità.

Forse solo un processo di ricomposizione dei legami comunitari nelle campagne, che veda protagoniste leve di giovani autoctoni e di giovani stranieri in nuove attività economiche legate all’agricoltura di servizi e alle reti relazionali in grado di ritessere le trame sociali di mutuo aiuto e di gratuità, potrebbe permettere al nostro Mezzogiorno di affrancarsi dagli atavici venti di violenza che soffiano impetuosi nelle sue lande e di produrre un’innovazione che si innesti sulle radici migliori della tradizione.
Tale processo non si avvia spontaneamente, ma solo se nascono nuovi movimenti, nuovi partiti e nuove organizzazioni sociali che si assumono il ruolo di promuoverlo.
E' per questo che, dopo i fatti di Rosarno, dobbiamo rimettere al centro dell'iniziativa politica e sociale il Mezzogiorno e i giovani, le due priorità che ci ha indicato Giorgio Napolitano la sera di S. Silvestro. Aggiungendo una terza priorità che il presidente ha tralasciato: l’agricoltura. Su questi tre temi prioritari dobbiamo elaborare obiettivi concreti su cui costruire movimenti che durino, progetti che innestino percorsi reali di sviluppo e di cambiamento.

Alfonso Pascale


 


 

 

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